venerdì 22 maggio 2020

Kickboxer 2 _RECE by Raphael



In seguito all’eclatante successo commerciale ottenuto da “Kickboxer – Il Nuovo Guerriero” (1989), i produttori sono fermamente decisi a cavalcarne l’onda, avviando velocemente i lavori per la realizzazione di un sequel. 





Dopo il secco no ricevuto da Jean-Claude Van Damme, ormai rivolto ad un cinema marziale e d’azione di livello più alto, gli sceneggiatori si trovano di fronte all’evidente problema di legare a nuovi personaggi le vicende dei fratelli Sloane, oltre a dover individuare un nuovo, credibile protagonista. La scelta ricade su Sasha Mitchell, già noto al pubblico per un piccolo ruolo nella soap opera “Dallas”, un volto indubbiamente interessante ma totalmente privo del carisma e del talento atletico del suo predecessore. La sua performance nel film, seppur non del tutto insufficiente, darà vita ad un costante ed impietoso confronto con l’attore belga, da cui Mitchell uscirà devastato.

Sasha Mitchell



Questa, però, è soltanto la prima di una lunga lista di scelte sbagliate. La regia viene, infatti, affidata al discontinuo Albert Pyun, cineasta hawaiano in perenne bilico fra sublime e pessimo, responsabile dell’ottimo “Cyborg” (1989) con Van Damme ma anche di svariate pellicole inguardabili, prima fra tutte “Capitan America” del 1990: adottando questa soluzione, l’equilibrio narrativo del film risulterà compromesso, assumendo connotazioni schizofreniche che porteranno a dilatare situazioni inutili a scapito di risvolti fondamentali al sostegno dell’esile trama. Con queste premesse, nel 1991 esce “Kickboxer 2 – Vendetta per un Angelo” (in originale: "The Road Back") che mette a confronto David Sloane (Mitchell) con Tong Po (nuovamente interpretato dal bravo Michel Qissi), lo spietato antagonista del primo capitolo, reo di aver ucciso a tradimento i suoi fratelli Eric e Kurt, dopo che quest’ultimo lo aveva massacrato sul ring. Sarà la morte di un bambino (l’“angelo” del titolo italiano), bruciato vivo da una gang di mafiosi, che spingerà il giovane a trovare la determinazione necessaria per fronteggiare il tremendo avversario. Da quest’assurda idea di base prende faticosamente vita una sceneggiatura confusa e delirante, che si rivelerà lacunosa e decisamente poco accurata nella caratterizzazione dei personaggi. Dal canto suo, Albert Pyun ce la metterà veramente tutta per sprecare un cast di tutto rispetto, relegando a ruoli marginali il carismatico Cary-Hiroyuki Tagawa (Sangha) ed il bravissimo Peter Boyle (Justin), impiegando malissimo il talento atletico di Matthias Hues (Neil Vargas) e riducendo a triste macchietta Dennis Chan nel ruolo del maestro Xian Chow.

Michel Qissi e Cary-Hiroyuki Tagawa


L’estetica da videoclip ed i grotteschi eccessi di violenza, accompagnati da copiosi scorrimenti di sangue nei combattimenti, contribuiscono a far virare la pellicola verso il ridicolo involontario, facendo naufragare un progetto ambizioso sviluppato in modo dozzinale. Nei momenti d’azione non traspare mai realismo ma il tutto si limita ad una farsa congegnata in modo goffo e ripresa senza il benché minimo senso del ritmo. La bella colonna dei Savoy Brown e di David Barnett e l’alibi dei tagli imposti dalla produzione, confermati da Michel Qissi in una recente intervista (in cui si parla di una versione originale con la presenza del bravo Emmanuel Kervyn nei panni di Kurt Sloane), non bastano a liberare il film dal pantano della più squallida mediocrità. “Kickboxer 2 – Vendetta per un Angelo” si dimostrerà involontario capostipite di una serie di film girati solo per far cassa, con totale assenza di passione e cultura del genere, che avranno la colpa di condannare all’oblio anche le produzioni più meritevoli, portando così il cinema di arti marziali occidentale verso un lento ma inesorabile declino.


[In conclusione, è giusto aggiungere che Sasha Mitchell tornerà nel ruolo di David Sloane in altri due seguiti di Kickboxer!]
Qui sotto, un esaltato Mitchell con la leggenda Gene LeBell:

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